ARTE BIZANTINA · ARTE ISLAMICA

Hagia Sophia. Una considerazione

ARTICOLO AGGIORNATO AL 24/07

Una delle notizie che negli ultimi giorni ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale è certamente l’annuncio con il quale il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato che il complesso architettonico di Hagia Sophia tornerà ad essere un luogo di culto islamico.
L’edificio nacque in epoca giustinianea (puoi ripercorrere la sua storia qui:https://musageteartpress.wordpress.com/2018/12/27/27-dicembre-537-nasce-haghia-sophia/ ) come principale basilica della capitale dell’impero, divenendo nel corso dei secoli il cuore della vita pubblica dell’antico impero bizantino, luogo delle cerimonie ufficiali della chiesa d’Oriente e della corte imperiale. Era in questa magnifica scenografia, allestita con materiali provenienti dagli antichi templi pagani, in dimostrazione della vittoria del Cristianesimo, che avvenivano le celebrazioni solenni dei patriarchi, le incoronazioni degli imperatori, la manifestazione del potere divino e imperiale congiunti dalla figura del sovrano. Ma Hagia Sophia non fu soltanto una semplice quinta per eventi scenici, poiché fin dalla sua fondazione fu testimone diretta di eventi destinati a cambiare la sorte del mondo. Fu sopra il suo altare maggiore che Umberto di Silvacandida, legato papale, depositò la bolla di scomunica nei confronti del patriarca di Costantinopoli Michele Celulario nel 1054, e fu sotto questo stesso tetto che il patriarca pronunciò la solenne scomunica nei confronti del papa di Roma, dando inizio a quello “scisma d’Oriente” che, nonostante gli enormi passi operati dal dialogo interreligioso, perdura ancora oggi.
Al suo interno, nel 1204, i crociati radunarono i tesori razziati in città, pronti per essere trasportati in Occidente come simbolo tangibile della vittoria dei Cattolicesimo sull’Ortodossia, nonché del mondo occidentale su quello orientale, con conseguente profanazione del luogo sacro. E, proprio a causa di questi eventi, Hagia Sophia tornò per una sessantina d’anni ad essere amministrata da un patriarca occidentale; con il ritorno dei bizantini nel 1261, invece, la basilica riprese il suo ruolo di sede del patriarcato ortodosso e chiesa madre di tutte le confessioni che seguivano la versione orientale del Cristianesimo.
La vita di Hagia Sophia vide inoltre, prima dell’eclissi dell’Impero romano d’Oriente, un ultimo atto immemorabile: la celebrazione del 28 maggio 1453, l’ultima eseguita secondo il rito cristiano, alla presenza dell’intera corte imperiale, dei militari incaricati della difesa della città, di cristiani ortodossi e cattolici, di orientali ed occidentali. Un enorme abbraccio con cui la Cristianità dava addio all’edificio che, per secoli, era stato uno dei suoi principali punti di riferimento. Il giorno successivo, il 29 maggio, gli ottomani di Maometto II riuscirono ad aprire una breccia nelle mura teodosiane e, una volta entrati in città, la conquistarono senza trovare grandi sacche di resistenza.

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Le porte d’ingresso come appaiono oggi

Con l’arrivo dei nuovi dominatori Hagia Sophia venne convertita in luogo di culto islamico, con la conseguente asportazione o scialbatura delle opere d’arte che si trovavano al suo interno. L’edificio venne utilizzato come moschea fino al 1934, quando il presidente della Repubblica di Turchia Mustafa Kemal Ataturk, il neonato stato sorto sulle ceneri dell’antico Impero ottomano, decise di trasformare il complesso in sede museale, in profondo rispetto della sua storia e del significato che questo edificio aveva per le culture che ne avevano fatto utilizzo. Furono così rimossi i tappeti per la preghiera che ne coprivano il pavimento marmoreo e gli strati di intonaco che coprivano i preziosi mosaici, vere punte di diamante dell’arte bizantina, coperti dai sultani musulmani in rispetto del loro enorme valore artistico. E’ infatti da sottolineare che fu proprio la copertura dei mosaici a preservarli dal tempo, permettendoci di poterli ammirare più o meno inalterati e, per alcuni di essi, in un discreto stato conservativo.
Dopo le trasformazioni di Ataturk Hagia Sophia è divenuta la principale istituzione museale della città di Istanbul, un luogo unico capace di preservare e tramandare la sua doppia anima, elemento straordinario che coniuga, proprio come la città in cui si trova, due culture diverse eppure mescolate senza quasi più alcuna distinzione.

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Mihrab di Haghia Sophia, che segna la posizione della città santa della Mecca, verso la quale i fedeli musulmani devono pregare.

Purtroppo per questo incredibile melting pot, da alcuni anni il governo turco, sempre più orientato verso una maggiore islamizzazione della società, ha spinto per rendere nuovamente Hagia Sophia un luogo di culto musulmano. Nonostante il decreto varato da Ataturk nel 1934 proibisse severamente la riconsacrazione dell’edificio, il presidente Erdoğan, convinto di essere un novello sultano, ha più volte annunciato di voler rendere di nuovo l’edificio una moschea, in aperta sfida ad un Occidente che sembra essere sempre più permissivo.
Ci è riuscito, dopo anni di proposte a vuoto, proprio nella giornata di ieri, quando il Consiglio di Stato della Turchia ha sancito il ritorno di Hagia Sophia al culto islamico, cosa subito ribadita da un decreto presidenziale che va ad annullare le disposizioni di Ataturk.
La sempre più crescente islamizzazione della società turca, in direzione contraria rispetto al laicismo del suo fondatore, deve leggersi come una forte presa di posizione nei confronti del mondo Occidentale, nonché come una grande esibizione di potere da parte del suo principale fautore, che è per l’appunto il presidente. La trasformazione di Haghia Sophia in moschea si inserisce in questo quadro più ampio, configurandosi come un vero e proprio atto di riaffermazione della potenza che la Turchia vuole dimostrare nei confronti dell’Occidente e, in particolare, dell’Europa. Si tratta di un confronto in realtà mai estinto, sebbene si fosse di gran lunga attenuato prima dell’ascesa al potere di Erdoğan.
La scelta di riportare Hagia Sophia alla sua antica funzione ha scatenato reazioni disparate in patria e all’estero; da un lato vi è quella fetta di popolazione che, in linea con i valori conservatori e religiosi del partito dominante, sostiene con fermezza la presa di posizione del presidente, mentre dall’altro vi è quella parte della società che invece, memore degli insegnamenti di Ataturk, si è schierata in netto contrasto con questa decisione.
Tra le principali voci di dissenso vi sono quelle dei patriarchi delle chiese ortodosse autocefale, le quali hanno più volte espresso la loro contrarietà a questa decisione, augurandosi che non divenga una causa di futuri conflitti con le popolazioni cristiane. La scelta di Erdoğan ha causato anche una dura reazione da parte del patriarca di Mosca Cirillo, che di fatto ha schierato la chiesa russa contro il provvedimento del governo turco, incrinando – almeno in parte – le buone relazioni diplomatiche che intercorrono tra Russia e Turchia. Lo stesso presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, storico alleato di Erdoğan, ha espresso il suo disappunto per la decisione, unendosi alle critiche del patriarca moscovita. Alle proteste dei vescovi ortodossi si è aggiunta quella di papa Francesco, espressa durante l’Angelus del 12 luglio, nella quale il pontefice ha reso noto di essere “molto addolorato” per quanto deciso dalla Turchia.
Ciò che oggi desta maggiore preoccupazione è il destino delle opere d’arte contenute all’interno della basilica. Il ministro per gli affari religiosi della Turchia, che si occuperà della tutela dell’edificio, ha già affermato che nessuna opera sarà asportata o coperta e che, se proprio si deciderà di occultare le opere di soggetto cristiano, lo si farà utilizzando dei drappi removibili, come avviene in altri contesti simili. Tuttavia, conoscendo la situazione politica della Turchia, è abbastanza certo che l’ultima parola spetti al presidente, il quale, almeno per il momento, ha annunciato che le modalità di fruizione di Hagia Sophia rimarranno più o meno invariate, salvo per l’annullamento di qualsivoglia tariffa d’ingresso, il che renderebbe l’accesso alla moschea libero per visitatori locali e stranieri, senza alcuna differenza di fede (1). In un’ulteriore dichiarazione rilasciata durante un incontro con la stampa italiana il 14 luglio l’ambasciatore turco in Italia Murat Salim Esenli ha sostanzialmente confermato quanto già detto da Erdoğan, ma ha tuttavia aggiunto che, come in ogni moschea, i nuovi visitatori di Hagia Sophia dovranno togliersi le scarpe ed essere divisi tra uomini e donne, con queste ultime costrette ad indossare il velo secondo il precetto islamico, nonché secondo le modalità di accesso in ogni altra moschea aperta al pubblico.
Nonostante questa rassicurazione, l’Unesco ha rilasciato un comunicato nel quale attacca la decisione del governo turco, asserendo che qualsiasi modifica o cambiamento di status di un bene da esso tutelato, e dunque riconosciuto bene di importanza universale, deve essere concordata con l’Unesco stesso, secondo quanto stabilito dalla Convenzione sul patrimonio mondiale del 1972. In un’intervista televisiva rilasciata successivamente, il portavoce di Erdoğan, Ibrahim Kalin, ha annunciato che durante le celebrazioni islamiche i mosaici cristiani di Hagia Sophia saranno occultati tramite l’utilizzo di tendaggi mobili, i quali saranno poi rimossi durante l’orario di visita della moschea. E’ stato ancora una volta confermato che l’ingresso al sito diverrà gratuito, in quanto la religione musulmana non prevede il pagamento di alcuna tariffa per la visita ad un luogo di culto. Non dovrebbero esserci modifiche strutturali tali da mettere in pericolo le decorazioni musive della moschea. Il presidente turco si è recato all’interno dell’edificio il 19 luglio per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di adeguamento della struttura alle esigenze della liturgia islamica, mentre ad Istanbul cresce l’attesa dei fedeli per la prima preghiera comunitaria, che dovrebbe svolgersi il prossimo 24 luglio, quarto anniversario del fallito golpe contro Erdoğan. Tuttavia l’accesso alla moschea sarà contingentato in base alle norme di contenimento anticovid.
Il 21 luglio Kalin ha annunciato all’emittente televisiva turca Cnn Turk che il presidente  Erdoğan ha invitato ufficialmente papa Francesco a prendere parte alla riapertura del complesso, in un atto che appare più vicino alla provocazione che al dialogo interreligioso. Alle prese di posizione in campo internazionale, invece, si aggiunge anche quella del presidente greco Katerina Sakellaropoulou, la quale ha affermato che la decisione turca danneggerà “profondamente coloro che considerano questo simbolo superiore del cristianesimo come appartenente all’umanità e al patrimonio culturale mondiale e distoglie la Turchia dai valori dello stato secolare e dai principi di tolleranza e pluralismo” (2), ringraziando il pontefice per le parole di preoccupazione espresse il 12 luglio ed augurandosi che Hagia Sophia possa nuovamente tornare, grazie alle pressioni internazionali, un luogo libero da ingerenze religiose.
Il 24 luglio, come promesso da Erdoğan, si è svolta la prima preghiera comunitaria in Hagia Sophia, il primo rito islamico degli ultimi ottantasei anni. La cerimonia è stata celebrata in mattinata, alla presenza delle più alte cariche dello stato turco e di una massa enorme di fedeli, tanto grande da richiedere la limitazione degli ingressi all’edificio ed il dispiegamento di più di diecimila poliziotti. Nonostante le norme di contenimento contro il Covid19 – all’interno della moschea si poteva essere ammessi soltanto indossando la mascherina – una grande folla di fedeli si è riversata nei giardini di Sultanhamet, il quartiere in cui si trova l’edificio, bloccando completamente la zona. Per di più sembra, secondo quanto riportato dall’inviato di Repubblica ad Istanbul, senza alcun rispetto per il distanziamento sociale richiesto dalle norme anti epidemia. Per la celebrazione islamica i pavimenti marmorei di Santa Sofia sono stati coperti con grandi tappeti verdi, mentre i simboli cristiani, in particolare il mosaico della  Theotokos presente nell’antica abside, sono stati occultati da tendaggi bianchi. Questo, a nostro avviso, è stata la cosa più dolorosa da osservare nel nuovo allestimento di Hagia Sophia, simbolo dell’umiliazione di un patrimonio dell’umanità alle logiche di una propaganda politica fortemente nazionalista e confessionale, come affermato dagli studiosi di storia bizantina di tutto il mondo. Al riguardo il presidente ha affermato di veder concretizzare uno dei suoi sogni d’infanzia.
Alla luce di quanto successo in questo ultimo, travagliato, mese, noi non possiamo che augurarci che il governo turco prenda al più presto contatti con l’Unesco e sia disposto a trattare le eventuali modalità di fruizione del complesso, soprattutto in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Erdoğan il 24 luglio, il quale ha confermato che i lavori di restauro proseguiranno, riuscendo ad equilibrare le esigenze del luogo di culto con quelle di un bene universale, esempio supremo di come due culture riescano a compenetrarsi e a dialogare nonostante le proprie differenze.
Perché, a nostro avviso, non è della trasformazione in moschea che bisogna preoccuparsi (Hagia Sophia è sempre stata un luogo di culto e, in un certo senso, adesso recupererà in parte la sua funzione originaria), ma quanto più di coloro che, in nome di una religiosità asservita per scopi puramente politici, potrebbero causare dei danni a quella che ancora oggi rimane un simbolo di come le nostre differenze possano essere contenute e armonizzate da uno scrigno d’oro e da una storia comune.

di Pasquale Di Nota

NOTE

(1) La dichiarazione di Erdoğan in merito al destino di Hagia Sophia: “ We are abolishing the entrance fee to the Hagia Sophia Mosque with the annulment of its museum status. Like all our mosques, the doors of Hagia Sophia will be wide open to locals and foreigners, Muslims and non-Muslims. Thanks to its new status, Hagia Sophia, the common heritage of humanity, will continue to embrace everyone more sincerely and uniquely. By completing the preparations swiftly, we plan to open Hagia Sophia to worship as of July 24, 2020, with the Friday prayer”, in “President Erdoğan: “Hagia Sophia, the shared heritage of humanity, will continue to embrace all with its new status in a much more sincere way” su https://www.iletisim.gov.tr/, 10 luglio 2020
(2) La dichiarazione è riportata in Erdogan invita Papa Francesco alla riapertura di Santa Sofia come moschea, su ilfaroonline.it, 21 luglio 2020

Referenze multimediali

Erdogan invita Papa Francesco alla riapertura di Santa Sofia come moschea, su ilfaroonline.it, 21 luglio 2020
Gabriella Colarusso, L’ambasciatore turco a Roma: “Su Santa Sofia decisione sovrana. Resterà aperta a tutti” su repubblica.it, 14 luglio 2020
La prima preghiera islamica a Santa Sofia su agi.it, 24 luglio 2020
Marco Ansaldi, Turchia, Erdogan partecipa alla prima preghiera del venerdì a Santa Sofia, su larepubblica.it, 24 luglio 2020
President Erdoğan: “Hagia Sophia, the shared heritage of humanity, will continue to embrace all with its new status in a much more sincere way su https://www.iletisim.gov.tr/, 10 luglio 2020
Santa Sofia diventa moschea, lo sfogo del Papa: “Sono molto addolorato” su video.repubblica.it, 12 luglio 2020
Santa Sofia, “mosaici coperti durante i culti, ma protetti. Tutti potranno andare a visitarli”, su ilfattoquotidiano,it, 20 luglio 2020
Turchia: Santa Sophia torna moschea. Chiese ortodosse: “Un duro colpo ai cristiani di tutto il mondo” su agensir.it, 11 luglio 2020
UNESCO statement on Hagia Sophia, Istanbul su en.unesco.org, 10 luglio 2020

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