ARTE BAROCCA · CARAVAGGIO & CARAVAGGISTI · DAILY ART

“Operazione San Gennaro”: il mistero di un Caravaggio perduto

Oggi, 19 settembre, a Napoli è festa cittadina. Si celebra infatti San Gennaro, il santo patrono della città, martirizzato, secondo la tradizione ecclesiastica, nell’anno 305 d.C., durante le persecuzioni ordinate dall’imperatore romano Diocleziano. Di questo santo esistono numerose raffigurazioni, le cui versioni vanno a perdersi nel tempo.
Ma, una in particolare, ha attirato la nostra attenzione.
Si tratta di una tela esposta negli Stati Uniti, al Palmer Museum of Art dell’Università statale della Pennsylvania, attribuita a Louis Finson, un pittore fiammingo attivo nella metropoli partenopea nei primi anni del XVII secolo. Un motivo per cui quest’opera è degna di nota consiste nella sua genesi. Attivo a Napoli tra il 1605 circa e il 1612, Finson fece conoscenza con le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio, che aveva operato in città in quegli stessi anni – non sappiamo con certezza se si fossero mai incontrati, ma la mancanza di documenti a riguardo ci spinge alla cautela -, divenendone un seguace e uno tra i maggiori copisti in ambito napoletano. La sua produzione fu tutta impostata in bilico tra il tardo manierismo e il caravaggismo più dichiarato (1); alcuni studiosi, quindi, ritengono che il San Gennaro del Palmer Museum sia una copia di un originale andato perduto. Un dipinto di mano del Caravaggio, raffigurante lo stesso soggetto, è infatti ricordato nell’inventario del 1611 dei quadri appartenuti a don Juan Alfonso Pimentel y Herrera, viceré di Napoli dal 1603 al 1610, durante il doppio soggiorno del maestro lombardo nella capitale vicereale. Le carte, oggi conservate presso l’Archivio de la Nobleza di Toledo ricordano: “Cargo de quadros Grandes que […?] por mano del Doctor Xpoval Martìnez – Otro que es San Genaro obispo original de Carabacho y su cornisa de pero” (2). Il dipinto è segnalato nella residenza di don Juan a Valladolid, che portò in Spagna, alla fine dell’incarico come viceré, quest’opera e la Crocifissione di sant’Andrea, oggi a Cleveland. Nella medesima città è ricordato in un altro inventario – questa volta comprendente i dipinti del successore di don Juan – nel 1653, dove non viene specificato che si tratti di san Gennaro ma viene descritto in maniera molto simile da considerarlo il medesimo dipinto; in più, il prezzo di mille real argentei, con cui ne è attestato il valore, si può spiegare soltanto con la presenza dell’opera originale. Dopo queste due menzioni, dell’originale non se ne trova più traccia. La copia finsoniana, realizzata verso il 1607, proviene invece da una collezione privata non meglio precisata, da cui pervenne dapprima a Parigi poi a New York, dove fu acquistata da Mary Jane Harris, che la donò all’attuale sede. E’ stato stimato che, portato in Spagna l’originale nel 1610, la copia di Finson sia rimasta l’unica testimonianza a Napoli di questa particolare maniera di raffigurare il santo. L’artista rappresenta lo rappresenta infatti in abiti vescovili, avvolto in un piviale istoriato, con la mitra e il pastorale. Con le mani indica, verso il basso, i simboli del proprio martirio: le ampolle con il sangue e, sulla destra, un piatto metallico in cui è adagiata una testa recisa. A detta di Maurizio Marini, questa “macabra natura morta” sarebbe un’invenzione originale del Caravaggio, che avrebbe poi avuto eco nella tradizione pittorica successiva. Sembra, inoltre, che la cifra caravaggesca sia rimasta impressa nel panorama artistico napoletano, come testimonierebbe la pala con la Vergine, e i santi Gennaro, Nicola e Severo di Filippo Vitale, realizzata nel 1619 per la chiesa di San Nicola alle Sacramentine ed oggi conservata al Museo di Capodimonte, nella sezione dedicata al Barocco napoletano. In questo dipinto, infatti, Gennaro è raffigurato nella medesima maniera del dipinto finsoniano: identici la posizione e l’abbigliamento, anche se le reliquie – meno la testa – sono adagiate su di un libro tenuto tra il petto e il braccio e non su un tavolo, in quanto nella versione di Vitale il santo è raffigurato a figura intera.

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La “Vergine con i santi Gennaro, Nicola e Severo” di Filippo Vitale / Olio su tela, 1619 / Museo nazionale di Capodimonte, Napoli / San Gennaro è il personaggio a sinistra; si notino le somiglianze con quello ritratto da Finson

La qualità del San Gennaro del Palmer Museum, in ottimo stato di conservazione grazie ad un restauro effettuato a Parigi nel 1970, è tutt’oggi abbastanza buona, ma escluderebbe a priori la mano di Caravaggio, poiché presenta delle caratteristiche tipiche dello stile di Finson.
Nonostante ciò, altri elementi inducono a propendere per l’ipotesi della copia dall’originale: il soggetto è immerso nell’ombra, mentre una fonte di luce, proveniente da sinistra, irradia le parti in evidenza, facendo brillare l’oro dei paramenti e mettendo in rilievo le reliquie, proprio come nello stile del maestro lombardo. Inoltre, il panneggio della veste ricorda con grande potenza le vesti dipinte dal Merisi. La cifra cromatica, insomma, sembra del tutto ricordare alcuni dei dipinti napoletani del Caravaggio, quali la Negazione di Pietro (oggi alla National Gallery di Londra), il David del Kunsthistoriches Museum di Vienna e della Crocifissione di Cleveland.
Oggi la gran parte della critica propende per considerare il dipinto di Finson come un la copia da un’originale, perduto o, forse, nascosto in qualche soffitta ad attendere solo di essere ritrovato.

di Pasquale Di Nota

Murale-San-Gennaro-Caravaggio-Napoli

NOTE
(1) da Louis Finson, voce su www.treccani.it
(2) in Maurizio Marini, Scheda n. 83, San Gennaro mostra le proprie reliquie in Caravaggio pictor praestantissimus, pp. 525

Bibliografia e referenze multimediali
Antonio Ernesto Denunzio, La Giuditta, Louis Finson e un probabile committente su www.academia.edu
Maurizio Marini, Caravaggio pictor praestantissumus. Newton Compton Editori, Roma, 2014
Louis Finson”, voce su http://www.treccani.it

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