ARTE CONTEMPORANEA

Il ratto di Polissena

Ciò detto tace, le gote invase di pallore.
Virgilio, Eneide, Canto IV v.603

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vogliamo condividere con voi una scultura che bene può rappresentare questo tema.
Ancora a Firenze, ancora alla Loggia dei Lanzi.

Si tratta del Ratto di Polissena, un gruppo scultoreo in marmo realizzato da Pio Fedi all’epoca in cui la città diveniva capitale del Regno d’Italia. L’opera fu realizzata dopo un lungo lavoro di gestazione (1855-65), che spinse l’artista a realizzare numerosi disegni e bozzetti, conservati tra Firenze e Roma. Fedi trasse il soggetto dalla mitologia, prendendo come protagonista un evento del ciclo troiano, assente però nei poemi omerici. Il ratto di Polissena, ad opera di Neottolemo-Pirro, figlio di Achille, venne sviluppato solo successivamente, in prevalenza dai tragediografi ateniesi; si segnalano, infatti, due opere di Euripide: Le Troiane e l’Ecuba. Inoltre, è probabile che la figura di Polissena fosse una delle protagoniste dell’omonima tragedia di Sofocle, di cui rimangono solo pochi frammenti.
Ma chi era Polissena?
Le fonti antiche, seguendo la tradizione mitologica sviluppatasi dopo Omero, presentano la fanciulla come la figlia più giovane di Priamo, re di Troia, e di sua moglie Ecuba. La ragazza era quindi sorella minore dei grandi eroi troiani, come Ettore e Paride; nonché cugina del pius Aeneas.
Nell’Ecuba euripidea, dopo la presa di Troia da parte degli Achei, Polissena viene rapita da Neottolemo-Pirro, per divenire sacrificio propiziatorio al ritorno dei Greci in patria. Egli, su preciso comando dello spettro paterno, immola la giovane sulla sepoltura del grande guerriero mirmidone.
Il momento rappresentato da Fedi è proprio quello che precede il sacrificio.
Le figure sono animate da un virtuosismo drammatico, che accentua il valore plastico mettendo in risalto l’anatomia; in primo piano Neottolemo, che trattiene con il braccio sinistro Polissena, solleva il destro nell’atto di trafiggere con la spada la figura ai suoi piedi. Si tratta di Ecuba, proiettata diagonalmente sul giovane, tanto da toccare l’ascella scoperta con la propria mano, nella disperata ricerca di scongiurare il destino. E’ rappresentata con drammaticità ed eleganza, impreziosita dalla cura che l’artista riserva per i dettagli, come il panneggio della veste o la complicata acconciatura. Il suo sguardo pietoso si volge verso l’alto, ad incrociare quello di Neottolemo, fermo e severo nel suo proposito; egli la guarda quasi con sufficienza, mentre il pesante elmo corinzio fatica a rimanere in equilibrio (complice il braccio di Polissena, che vi si appoggia). Ai loro piedi, ad accentuare il pathos della scena, il corpo senza vita di Polidoro, caduto per difendere la sorella.
La statua, come ogni scultura presente nella Loggia, è fatta per una fruizione totale. Ogni angolatura rivela un particolare differente, e ne impreziosisce il valore. Si pensi alla vista di scorcio, nella quale è possibile ammirare la figura di Polissena in tutto il suo movimento; la ragazza si piega sotto la forza del rapitore, proiettandosi verso l’alto, proprio come faceva la Sabina del Ratto di Giambologna, esposto qualche metro avanti. La perfezione del suo corpo è cristallina, e anche nella morte rivela la sua incredibile bellezza. Il vento ne solleva la veste, scoprendone il seno, plasticamente poderoso; il ventre viene coperto dalla mano di Neottolemo, striata dalle vene in rilievo, mentre sulla gamba, morbida come quella del Bernini, affonda la mano disperata di Ecuba, che cerca di stringere la figlia ancora a sé, in un ultimo tentativo di salvezza.
Non c’è spazio per la pietà. Non c’è spazio per il sentimento.
C’è soltanto un uomo che rapisce una ragazza, pronto ad uccidere solo per portare a compimento il suo obiettivo. Per la sua realizzazione Fedi trasse ispirazione da sculture antiche (quale Patroclo e Menelao, sempre nella Loggia) e moderne, quale Ercole e Lica di Antonio Canova, oggi alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma.
La complessità del soggetto, e la maestria con cui l’artista lo eseguì, furono apprezzate da subito; il Ratto iniziò ad essere considerato il capolavoro di Fedi, divenendo in breve tempo la sua opera più conosciuta.
Ad oggi, è l’unica scultura moderna presente nella Loggia.
Per celebrare l’opera, dal 24 novembre al 10 marzo 2019, agli Uffizi si terrà la mostra “Il Ratto di Polissena – Pio Fedi scultore classico negli anni di Firenze capitale” curata da Simonetta Condemi ed Elena Marconi. Nel percorso saranno esposti i bozzetti in argilla e i disegni preparatori utilizzati da Fedi con l’obiettivo di ricreare l’atmosfera dello studio dell’artista, nel quale la statua fu svelata al pubblico nel 1865.
La stessa Galleria, nella giornata del 25 novembre, terrà una conversazione con la prof.ssa Valeria Andò sul tema della rappresentazione della violenza nel campo culturale.

di Pasquale Di Nota

NOTE
Per quanto riguarda la mostra fiorentina, si troveranno maggiori informazioni su: https://www.uffizi.it/eventi/il-ratto-di-polissena-pio-fedi-scultore-classico-negli-anni-di-firenze-capitale

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