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Dante Settecento: cinque ritratti tra i più famosi della Storia

Nella notte tra il 13 ed il 14 settembre del 1321 Dante Alighieri spirava nella sua casa di Ravenna.
A comunicarci la data della sua morte fu il Boccaccio, nel Trattatello in laude di Dante, nel quale egli ricorda come il decesso del poeta avvenne in occasione della festività dell’Esaltazione della Croce, che si celebra appunto in questa data. Tuttavia, quando la notizia della dipartita si diffuse nella penisola, alcuni dei più eminenti poeti “per che ciascuno sì per mostrare la sua sofficienzia, sì per rendere testimonianza della portata benivolenzia da loro al morto poeta, sì per cattare la grazia e l’amore del signore, il quale ciò sapevano disiderare, ciascuno per sé fece versi, li quali, posti per epitafio alla futura sepultura, con debite lode facessero la posterità certa chi dentro da essa giacesse”.1
Tra i componimenti che furono inviati a Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna e protettore del poeta nei suoi ultimi anni, vi fu quello dell’amico Giovanni del Virgilio, nel quale l’ultimo verso recita “ad sua septembris idibus astra redit”; questo ha portato gli studiosi a correggere l’informazione boccacciana ed a propendere per collocare la morte di Dante nella notte tra il 13 ed il 14 settembre. Come ha fatto notare recentemente (2020) il professor Alessandro Barbero, Boccaccio non ebbe problemi ad indicare nella data di morte il giorno 14, quello dell’Esaltazione, in quanto, in continuità con la tradizione ebraica, anche per il calendario cristiano del Medioevo le feste religiose avevano inizio al tramonto della vigilia. Ne consegue quindi che il poeta deve essere morto nelle ore di oscurità, forse prima della mezzanotte, ma comunque nelle ore iniziali della festività della Croce.
Probabilmente Dante contrasse la malaria passando per le paludi di Comacchio, di ritorno da una missione diplomatica presso la Repubblica di Venezia, con la quale Ravenna era sempre stata in rapporti difficili. Il cronista Giovanni Villani, pur retrodatando il decesso di due mesi, riconosce che il contagio avvenne “essendo tornato d’ambasceria da Vinegia in servigio de’signori da Polenta, con cui dimorava”.2 Per evitare una crisi tra le due città e lo scoppio di una guerra, il poeta fu inviato in città per sondare la possibilità di un accordo tra le due potenze, cosa che si concretizzo soltanto il 20 ottobre del 1321, poco più di un mese dopo la sua morte.

Oggi, per celebrare il compimento del settimo centenario dalla scomparsa di Dante, vi offriamo la presentazione di cinque tra i suoi ritratti più celebri.

1. Storie della Maddalena di Giotto e bottega. Firenze, Cappella della Maddalena, Museo nazionale del Bargello, 1321-27 c.

Il ritratto di Dante nella Cappella della Maddalena del palazzo del Bargello

Al primo piano del palazzo del Bargello, tra il 1321 ed il 1327 Giotto e la sua bottega affrescarono la Cappella della Maddalena, decorandola con un ciclo di episodi della vita della santa titolare e di san Giovanni Battista – patrono della città -, insieme alla raffigurazione dei regni oltramondani di Inferno e Paradiso. Tra le schiere dei beati vi è una figura assai curiosa, scoperta insieme a buona parte del ciclo nel 1840, e riconosciuta dagli studiosi come un possibile ritratto di Dante. In effetti la figura ricorda molto l’iconografia del Sommo poeta, sia per l’iconico abito rosso che per il copricapo del medesimo colore. Ma gli indizi non si fermano qui, in quanto la figura stringe tra il braccio sinistro ed il fianco un grande tomo – forse la Commedia – e la forma del suo volto, pur senza apparire decisamente aquilina come poi verrà immortalata a partire dal Rinascimento, ricorda molto da vicino l’aspetto che tutti ci siamo fatti del poeta, ricordandoci che, probabilmente, Dante in realtà non aveva lineamenti troppo marcati, poiché questi sono stati frutto solo di idealizzazione e fantasia compositiva degli artisti.
Con grande probabilità si tratta del ritratto di Dante più antico pervenutoci, forse di uno dei più fedeli e veritieri a quello che doveva essere il suo reale aspetto. Se non ci sono prove a sostegno della conoscenza diretta tra Giotto ed il poeta è però possibile che l’artefice abbia potuto documentarsi sul suo aspetto grazie alle testimonianze di amici e parenti, dato che l’opera venne eseguita quando tutti coloro che l’avevano incontrato potevano essere ancora in vita.
Grazie alla piattaforma online ArtBonus ed alla collaborazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il ritratto di Dante sarà restaurato in occasione delle celebrazioni centenarie di quest’anno.

2. Dante con la Divina Commedia di Domenico di Michelino. Firenze, Basilica di Santa Maria del Fiore, 1465

L’affresco di Domenico di Michelino nella navata di Santa Maria del Fiore

Quando l’opera del Duomo commissionò questo affresco, realizzato nella navata sinistra della cattedrale, il pittore Domenico di Michelino era già avanti con gli anni. Egli era stato un artefice ancora legato al gusto del tardogotico, perciò l’opera fu dipinta su disegno del pittore Alesso Baldovinetti, più pratico del nuovo stile rinascimentale. L’affresco venne commissionato in occasione del secondo centenario della nascita del poeta, i cui commentatori avevano calcolato essere posta in un periodo collocato tra metà maggio e metà giugno del 1265, come egli stesso ricordava nel Paradiso dichiarando che, al momento della sua nascita, il sole si trovava in Gemelli. L’opera, perciò, venne pagata entro il giugno del 1465, secondo le stime operate dallo stesso Baldovinetti.
La scena è una delle più celebri in assoluto, e raffigura il poeta stagliarsi al centro vestito di tunica rossa e per la prima volta coronato d’alloro, mentre dietro di lui si staglia la montagna del Purgatorio ed ai suoi lati la voragine infernale e la città di Firenze, della quale si riconoscono la neonata cupola di Brunelleschi, il campanile di Giotto, la torre di Arnolfo, la torre del Bargello, il campanile della Badia e quello di Santa Maria Novella. Al di sotto dell’affresco è presente un cartiglio con una lunga iscrizione latina, in origine assegnata a Coluccio Salutati ma probabilmente composta da Bartolomeo Scala. Essa recita, in traduzione italiana: “l sapiente Dante, il poeta che cantò il cielo e il mediano e l’infimo tribunale, che tutte le cose illuminò col suo pensiero, è presente in questa pittura, egli di cui spesso la sua Firenze ha sperimentato il paterno consiglio e l’amore. In nulla poté la morte pur così crudele nuocere al poeta che la virtù il carme e l’immagine fanno vivere”.

3. Ritratto di Dante di Sandro Botticelli. Collezione M. Bodmer, Cologny, Svizzera, 1495 c.

Il celebre ritratto di Botticelli

Quello di Sandro Botticelli è universalmente conosciuto come il ritratto di Dante più famoso della Storia dell’arte. Non credo vi sia qualcuno, tra appassionati e semplici curiosi, che non abbia visto almeno una volta l’opera botticelliana. E’ divenuta talmente celebre che oggi, cercando semplicemente “Dante” su Google, nella sezione immagini essa appare per ben tre volte solo nelle prime sei immagini trovate. Con una pittura semplice e sinuosa, Botticelli raffigura il poeta secondo il canone del ritratto rinascimentale, ovvero di tre quarti di profilo. Per la prima volta nell’arte figurativa Dante assume un’espressione di severa austerità sottolineata anche dai profili longinlinei di naso e mascella. Il viso severo, l’abbigliamento semplice ma elegante e la presenza della corona di alloro conferiscono alla figura un’aura di nobile grandezza d’animo. Condizione psicologica perfetta per rappresentare il Padre della lingua italiana, nonché uno dei fiorentini più celebri di tutti.

4. Disputa del Sacramento di Raffaello Sanzio, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani, Città del Vaticano, 1509 c.

Dettaglio del viso di Dante dopo il restauro

Un altro celebre ritratto del Sommo poeta è quello presente nella scena della Disputa del Sacramento affrescata da Raffaello nella Stanza della Segnatura su commissione di papa Giulio II. Il tema del grande affresco è quello di celebrare la gloria della Chiesa nella sua valenza di Chiesa trionfante (quella celeste) e Chiesa militante (quella terrena), nonché di completare il programma teologico della stanza, basato sulle vie per giungere a Dio, con la raffigurazione del Vero (la fede cristiana ed i suoi dogmi), affiancato dal Bene (la Filosofia, e quindi la Scuola di Atene) e dal Bello (la Poesia, raffigurata dal consesso dei poeti nel Parnaso).
Nella zona dedicata alla Chiesa terrena è presente un grande altare, sul quale è riposto l’ostensorio con l’ostia consacrata, a rimarcare la reale presenza di Cristo – e dunque della Trinità – nelle vicende terrene. Non è infatti un caso che i tre personaggi, il Padre, il Figlio e lo Spirito, siano perfettamente allineati con l’ostia presente sulla mensa eucaristica. Ai due lati dell’altare gruppi di figure discutono di teologia. Nel lato destro, confuso in una schiera di laici e consacrati, tra i quali si distinguono anche un paio di santi, vi è un ritratto chiaramente riconoscibile di Dante. Raffaello sembra aver tratto insegnamento dalla lezione botticelliana, perciò raffigura il suo Dante di profilo con un’espressione di nobile severità, forse anche più pronunciata di quella dipinta da Botticelli. Si tratta della prima apparizione del poeta fiorentino nella Stanza, in quanto l’Urbinate l’avrebbe poi ritratto una seconda volta nella scena del Parnaso (1510-11), affrescata nella lunetta superiore di una delle finestre della sala.

5. Ritratto di Dante di Angolo Bronzino. Collezione privata, Firenze, 1532-33

La lunetta di Bronzino priva della parte centinata | Fonte: analisidellopera.it

L’ultimo ritratto che prenderemo in analisi fu realizzato dal maniersita Agnolo Bronzino su commissione del mercante fiorentino Bartolomeo Bettini. Egli incaricò l’artista di dipingere tre ritratti dei sommi poeti fiorentini del XIV secolo, le “Tre corone” del Trecento: Dante, Petrarca, Boccaccio. I tre dipinti sarebbero stati destinati ad una delle stanze della residenza del Bettini, ma sfortunatamente soltanto quello di Dante è arrivato fino a noi.
In un paesaggio irreale, Dante siede su una roccia volgendo lo sguardo alla sua destra, verso il mare da cui spunta la montagna del Purgatorio. Stringe nella mano sinistra una copia della Commedia di grande formato, aperta nelle pagine di incipit del XXV canto del Paradiso, quello in cui il poeta si auspica, proprio grazie al successo del poema, di poter ritornare un giorno a Firenze per ricevere l’incoronazione poetica nel battistero cittadino:

Se mai continga che ’l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
sì che m’ha fatto per molti anni macro,

vinca la crudeltà che fuor mi serra
del bello ovile ov’ io dormi’ agnello,
nimico ai lupi che li danno guerra;

con altra voce omai, con altro vello
ritornerò poeta, e in sul fonte
del mio battesmo prenderò ’l cappello;

Forse è per questo motivo che Dante protende la mano destra verso il profilo della città seminascosto dalle ombre, sotto al quale si apre il fuoco infernale, quasi a suggerire che Firenze, dilaniata dalle lotte intestine, rischiava di giocarsi l’anima. Il gesto di Dante, tuttavia, sembra incarnare un atteggiamento protettivo, ed il suo sguardo puntato verso il Purgatorio una promessa di salvezza, sia per lui che per la sua città natale. Bronzino sembra quindi suggerire che Dante, dopo aver ricevuto l’alloro poetico fuori da Firenze, speri ancora di potervi essere riaccolto e riconosciuto come meritava, nonché di poter concorrere, grazie alla sua poesia, ad indirizzare il popolo fiorentino verso la salvezza. Tuttavia l’espressione di Dante è malinconica, ed il suo viso è scavato quasi fino all’osso, attualizzando così il terzo verso della prima terzina qui riportata, che ricorda le fatiche patite dal poeta per comporre la Commedia.

Con questo dipinto la nostra breve rassegna a termine. Speriamo possa essere stata un buon modo per celebrare l’anniversario del più grande poeta della storia d’Italia, patrimonio non soltanto di tutti coloro che parlano una lingua che ha avuto origine grazie alle sue opere, ma di tutti gli appassionati danteschi sparsi in tutto il globo.

di Pasquale di Nota

NOTE

(1) In Giovanni Boccaccio, Trattaello in laude di Dante, Cap. XVI, Gara di poeti per l’epitafio di Dante

(2) In Alessandro Barbero, Dante. p. 270

Bibliografia

Alessandro Barbero, Dante. Laterza, Roma-Bari, 2020

Antonio Paolucci, Bronzino. Giunti, Firenze, 2002

Claudio Strinati, Raffaello. Giunti, Firenze, 2016

Giorgio Cricco e Francesco Paolo Di Teodoro, Itinerario nell’arte. Dal Gotico internazionale al Manierismo. Zanichelli, Bologna, 2017

Guido Cornini, Botticelli. Giunti, Firenze, 2017

Sitografia

Ritratto di Dante Alighieri di Agnolo Bronzino su analisidellopera.it, 4 dicembre 2019

Chiamata alle arti. Il più antico ritratto di Dante Alighieri su bargellomusei.beniculturali.it

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