ARTE CONTEMPORANEA

Il monumento di Giordano Bruno

Il 17 febbraio 1600 il filosofo domenicano Giordano Bruno veniva arso sul rogo in Campo de’Fiori, a Roma. Egli aveva sostenuto l’esistenza di infiniti mondi e di infiniti universi, anticipando – seppure con modi e spiegazioni differenti – quello che la scienza avrebbe confermato solo in epoche più recenti. Il tribunale dell’Inquisizione, che aveva sede nel monastero di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, lo giudicò colpevole di eresia, condannandolo all’espulsione dalla comunità ecclesiastica e alla pena capitale.
Oggi oltre a commemorarne la memoria, vogliamo raccontarvi del famoso monumento di Campo de’Fiori.
La statua venne commissionata nel 1877 dal sindaco di Roma Pietro Venturi, per una somma di 200 lire. L’artista scelto per la realizzazione fu lo scultore Ettore Ferrari (massone e poi Gran maestro del Grande Oriente d’Italia), che presentò un primo modello del monumento nel 1879, che venne prontamente rifiutato. Gli anni passarono, e nel comune di Roma la maggioranza filoclericale (cioè vicina alle posizioni del Papato) si oppose strenuamente alla realizzazione del monumento, in quanto Bruno era considerato dalle autorità ecclesiastiche un eretico a tutti gli effetti. Nel 1887 Ferrari presentò una nuova versione della statua, ma solo l’anno successivo, in seguito alle elezioni comunali – nelle quali i filoclericali furono sconfitti dai liberali – si potè dare inizio alla realizzazione effettiva.
Il monumento venne inaugurato il 9 giugno 1889, in Campo de’Fiori.
Poco prima dell’inaugurazione, papa Leone XIII minacciò che, se questa fosse avvenuta, avrebbe lasciato la Città eterna per rifugiarsi in Austria. L’intervento del Presidente del consiglio, Francesco Crispi, non tardò ad arrivare: se Leone avesse lasciato l’Italia non avrebbe più potuto fare ritorno. Sembra che la minaccia sortì l’effetto sperato, visto che il papa si guardò bene dal lasciare il Vaticano. Il giorno dell’inaugurazione, però, sembra che Leone abbia passato l’intera giornata a digiunare e pregare inginocchiato presso una statua di san Pietro.

Il monumento, fuso nel bronzo, venne realizzato alle fonderie Crescenzi di Roma nel 1889. Il gruppo scultoreo si presenta composto dalla statua del filosofo, dal basamento in granito rosa di Baveno e da otto medaglioni e quattro formelle.
L’elemento principale resta senza dubbio la statua, che raffigura Bruno in atteggiamento pensante e severo; le sue braccia si incrociano come se fossero legate, mettendo in risalto il libro che stringe tra le mani, mentre la testa è chinata e parzialmente nascosta dal cappuccio. Una prima versione prevedeva che il filosofo puntasse un braccio verso il Vaticano, ma venne ritenuta troppo offensiva e fu respinta. L’elemento di sfida però, non venne completamente accantonato. Difatti, se si osservasse la statua dal retro della piazza, in posizione sopraelevata, sarebbe facile capire che lo sguardo severo del filosofo è puntato proprio verso la Cupola di San Pietro.

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Ipotesi ricostruttiva dell’aspetto concepito in origine da Ferrari

Al di sotto della statua vi sono otto medaglioni raffiguranti personaggi che in qualche modo sfidarono l’autorità della Chiesa, intervallati da festoni di foglie d’acanto. Girando lungo il monumento si ritrovano i ritratti di: Paolo Sarpi (religioso e scienziato veneziano che nel XVII secolo rifiutò di presentarsi davanti al tribunale dell’Inquisizione), Tommaso Campanella (filosofo domenicano incarcerato nel XVII secolo per il proprio pensiero), Pietro Ramo (filosofo antiaristotelico e calvinista francese, ucciso durante la “notte di san Bartolomeo” nel 1572), Giulio Cesare Vannini e Martin Lutero (il primo, filosofo e medico giustiziato in Spagna nel 1619 con l’accusa di ateismo; il secondo, il celebre monaco agostiniano promotore della Riforma protestante), Aonio Paleario (umanista e riformatore religioso giustiziato con l’accusa di eresia nel 1570), Michele Serveto (teologo e medico spagnolo messo a rogo dai calvinisti nel 1553), John Wycliff (teologo britannico condannato per eresia nel 1382 ma non giustiziato. Nel 1428 i suoi resti furono disseppelliti, bruciati e dispersi in un fiume vicino a Luttenworth), Jan Huss (teologo e riformatore religioso boemo, nonché rettore dell’Università di Praga; egli promosse un movimento religioso basato sulle teorie di Wycliff e per questo venne scomunicato e bruciato sul rogo nel 1415). Delle quattro formelle, le tre laterali rappresentano momenti salienti della vita di Giordano Bruno: il filosofo ad Oxford (fig.1), il processo presso il Sant’Uffizio (fig.2) e l’esecuzione (fig.3) Quella frontale invece reca incisa la dedica del filosofo Giovanni Bovio: “A Bruno / il secolo da lui divinato / qui / dove il rogo arse”, sormontata dalla data dell’inaugurazione del monumento “IX GIVGNO MDCCCLXXXIX“.

Il monumento fu destinato a far discutere sin da subito.
A partire dagli anni immediatamente successivi, si alternarono proteste e difese, fino al 1929, l’anno della firma dei Patti Lateranensi. I cattolici infatti chiesero a Benito Mussolini, allora Presidente del consiglio, di rimuovere la statua per edificare una cappella di espiazione. Il capo del Fascismo però, probabilmente influenzato da Giovanni Gentile, filosofo e teorico della dottrina fascista nonché estimatore di Bruno, rifiutò la richiesta limitandosi a garantire che non si sarebbero più tenute manifestazioni per la commemorazione del domenicano. In un discorso alla Camera dei deputati del 13 maggio 1929 Mussolini dichiarò: “[…] non v’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano, non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluni hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri ha trovato che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è. È vero che quando fu collocata in Campo di Fiori, ci furono delle proteste violentissime; perfino Ruggero Bonghi era contrario, e fu fischiato dagli studenti di Roma; ma ormai ho l’impressione che parrebbe di incrudelire contro questo filosofo, che se errò e persisté nell’errore, pagò.” (1)

La statua di Giordano Bruno, pertanto, si trova ancora in Campo de’Fiori, dove ogni anno vi si riunisce un gruppo di sostenitori in occasione del 17 febbraio. Oggi, è divenuta un simbolo della lotta per l’emancipazione del libero pensiero.

di Pasquale Di Nota

NOTE

(1) Il testo si trova in Francesco Calsolaro, “Storia del monumento a Giordano Bruno in Campo de’Fiori” su http://www.lsdmagazine.com

Referenze multimediali

Francesco Calsolaro, “Storia del monumento a Giordano Bruno in Campo de’Fiori” su http://www.lsdmagazine.com, 30 novembre 2009
Giordano Bruno, iconografia eretica del celebre monumento di Ettore Ferrari” su http://www.grandeoriente.it, 16 febbraio 2015
Monumento a Giordano Bruno” su http://www.sovraintendenzaroma.it

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