ARTE RINASCIMENTALE · BIOGRAFIA

Lucrezia Borgia: breve riflessione a cinquecento anni dalla morte

Lucrezia Borgia fu una nobildonna italiana, figlia naturale del cardinale catalano Rodrigo Borgia (papa Alessandro VI) e dell’ostessa romana Vannozza Cattanei. Nacque a Subiaco nel 1480 e dal momento dell’elezione del padre al trono di Pietro, nell’agosto del 1492, iniziò a frequentare gli ambienti della corte pontificia. Fu tra le protagoniste del periodo di massima fioritura del Rinascimento italiano. Negli anni della realizzazione dell’Appartamento Borgia venne infatti ritratta da Pinturicchio, al quale furono affidate le pitture parietali, nelle vesti di santa Caterina, in una scena nota come “Disputa di santa Caterina”. Dopo essersi unita a Giovanni Sforza (duca di Pesaro) e Alfonso d’Aragona (duca di Calabria e principe di Bisceglie), nel 1501 sposò in terze nozze Alfonso d’Este, futuro duca di Ferrara, figlio del duca e mecenate Ercole I d’Este. Lucrezia si trasferì a Ferrara nel 1502, entrando così in una delle corti più raffinate di tutta la penisola, dove grandi artisti e letterati erano di casa. Non erano passati molti anni da quando Borso d’Este (fratello del duca Ercole) aveva fatto realizzare il magnifico salone dei Mesi nel Palazzo Schifanoia né da quando i versi di Matteo Maria Boiardo avevano iniziato a diffondersi a corte. Grazie alla frequentazione della corte estense Lucrezia conobbe Pietro Bembo, con il quale intrattenne un intenso rapporto epistolare a partire dal 1503. Il grande umanista le dedicò “Gli Asolani” (1505), un’opera dialogica nella quale l’autore tratta delle varie forme e declinazioni dell’amore; sembra che l’uomo incaricato di portare a Lucrezia il libro, secondo alcuni indizi presenti in una lettera, fosse Ludovico Ariosto, amico personale di Bembo e protetto del cardinale Ippolito, fratello di Alfonso. Anche se non ne abbiamo la certezza, è probabile che la duchessa (Alfonso era divenuto duca nel 1505) abbia seguito con trepidazione la stesura dell’Orlando furioso, e ne abbia letto la prima edizione quando questa fu pubblicata nell’ottobre del 1516 per i tipi di Giovanni Mazzocco dal Bondeno.
Durante l’età adulta Lucrezia venne più volte ritratta da Dosso Dossi, anche se tutt’oggi non sappiamo ancora con sicurezza quale dei suoi ritratti raffiguri la raffiguri effettivamente. Un dipinto anonimo della prima metà del Cinquecento – comunemente attribuito a Dossi – la raffigura in compagnia del duca e dei loro figli. E’ l’unica opera dall’indentificazione sicura.

 

Lucrezia Borgia morì il 24 giugno del 1519, in seguito a complicazioni dovute al parto del suo ottavo ed ultimo figlio, una bambina chiamata Isabella Maria. La sua morte destò profondo lutto in una famiglia che aveva imparato ad amarla ed in una città che aveva imparato ad apprezzarla. Fu sepolta nel monastero del Corpus Domini di Ferrara con indosso l’abito dei terziari francescani, ordine al quale si era legata anni prima.

Dopo la sua morte fu accusata di ogni tipo di nefandezza, dall’incesto all’avvelenamento. La maggior parte di queste accuse, però, rispondono ad una delineata tendenza antiborgiana che si diffuse già negli anni successivi alla morte dei componenti della famiglia, alimentate dalla fantasia di scrittori e romanzieri del Sette e Ottocento. A partire dall’ultimo secolo la figura di Lucrezia è stata ampiamente rivalutata, e restituita alla sua dimensione storica, in particolare con la biografia di Maria Bellonci, pubblicata nel 1939 che, a distanza di ottant’anni, rimane ancora un contributo fondamentale per comprendere la vera figura di Lucrezia Borgia.

di Pasquale Di Nota

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