ARTE BAROCCA · CARAVAGGIO & CARAVAGGISTI · SCOPERTE

L’Ecce Homo ritrovato, un possibile Caravaggio?

Ancora una volta, la notizia del ritrovamento di un’opera d’arte sta facendo parlare i giornali di tutto il mondo. Se due anni fa curiosi e appassionati seguirono le vicende del quadretto attribuito a Cimabue, questa volta è il turno di un nome molto più chiacchierato, anche tra chi non è un addetto ai lavori. Pochi giorni fa, in un’asta organizzata dalla casa spagnola Ansorena, ente specializzato nella vendita di gioielli e di opere d’arte legate alla storia ispanica, è spuntato un Ecce homo attribuito alla cerchia di Josè de Ribera (lo Spagnoletto, celebre seguace ispano-napoletano di Caravaggio, NdA), segnato dal numero di lotto 229 e da un prezzo di base di 1500 euro.
Tutto questo non dovrebbe destare particolari sospetti, se si esclude che a pochi giorni dall’asta, prevista per giovedì 8 aprile, abbia iniziato a farsi strada l’ipotesi che l’autore di quel dipinto potesse essere Michelangelo Merisi da Caravaggio. Sembra che questa tesi sia stata inizialmente sostenuta da due mercanti d’arte italiani, Fabrizio Moretti e Marco Voena, i quali, insieme alla storica dell’arte Maria Cristina Terzaghi, sono state le uniche persone del settore a poter ammirare il dipinto dal vivo nella sede espositiva di Ansorena in calle Alcalá a Madrid. In seguito a questa ipotesi il ministero della Cultura spagnolo, nella persona del ministro José Manuel Rodríguez-Uribes, ha sospeso l’asta e avviato le procedure per porre il vincolo di tutela sul dipinto, in modo che venga reso patrimonio nazionale e ne sia proibita l’esportazione al di fuori dei confini spagnoli. A tal proposito ha dichiarato una portavoce di Ansorena: “Per quanto riguarda l’autentificazione, i diversi esperti stanno studiando l’opera. Confermiamo però che ‘L’Incoronazione di spine’ è stata dichiarata dal Ministero di Cultura non esportabile e dunque non potrà essere venduta fuori dalla Spagna”1. Sia il ministero che la Comunità di Madrid sono a lavoro per dichiarare il dipinto bene di interesse culturale, in modo da farlo rientrare all’interno dei vincoli di tutela, mentre è ancora caccia al proprietario, il quale, appena ritracciato, dovrà coordinare con gli enti istituzionali la pianificazione sul futuro prossimo dell’opera.
Dopo questa sensazionale – almeno all’apparenza – scoperta, la comunità critica internazionale ha iniziato ad esprimere i propri pareri sulla vicenda, apparendo sin da subito spaccata tra chi lo identifica in un dipinto autografo del maestro e chi, invece, lo attribuisce ad un seguace. Favorevoli all’autografia sono Vittorio Sgarbi, il quale ha dichiarato: “L’impronta di Caravaggio si vede dallo sguardo brutale dell’uomo a sinistra e dalla mano che trattiene il panneggio rosso della stola: questo motivo è la firma indiscutibile del Merisi”2, provando addirittura ad azzardare un ipotetico prezzo di mercato, che dovrebbe oscillare tra i 40 ed i 150 milioni di euro, in base al tipo di acquirente (si pensava al Museo Thyssen-Bornemiza oppure al Museo del Prado). Dello stesso parere anche M.C. Terzaghi, la quale ha spiegato che: “Il manto di porpora di cui viene rivestito il Cristo ha la stessa valenza compositiva del rosso della Salomé del Prado di Madrid. La figura del Ponzio Pilato denota somiglianze con il San Pietro martire della Madonna del Rosario del Kunsthistorisches Museum di Vienna”. Di diverso parere sono invece l’esperto Nicola Spinosa, secondo il quale si tratta di: “un caravaggesco di alta qualità, più che Ribera. Si pensa possa essere un Caravaggio perché la figura in primo piano replica l’Ecce homo del Museo di Prato attribuito a Caravaggio da Mina Gregori e di cui esiste una copia.  Non si possono fare nomi di questa importanza; se fosse di Ribera la sua quotazione partirebbe da 200 mila euro”3 e José Riello, professore del Dipartimento di Storia e teoria dell’arte all’Università autonoma di Madrid, che propende anch’egli per attribuirlo ad un seguace caravaggista.
Ad ora, senza i risultati delle indagini scientifiche sulla tela, qualsiasi ipotesi attributiva può essere avanzata soltanto sulla base di confronti iconografici e pittorici, nonché sulla convinzione degli stessi critici. Tutto questo dibattito, in effetti, una base storica ce l’ha, in quanto una testimonianza di un Ecce homo dipinto da Caravaggio esiste davvero.

L’Ecce Homo ritrovato a Madrid, da alcuni indicato come un possibile autografo caravaggesco

La nostra vicenda parte poco prima del 1628, quando nella biografia del pittore Lodovico Cardi (detto il Cigoli) redatta dal nipote Giambattista viene raccontato quanto segue: “Volendo monsignor Massimi un Ecce Homo che gli soddisfacesse, ne commesse uno al Passignano, uno al Caravaggio et uno al Cigoli senza che l’uno sapesse dell’altro; i quali tutti tirati al fine e messi al paragone…[quello del Cigoli]…piacque più degli altri, e perciò tenutolo appresso di se Monsignore mentre stette in Roma fu di poi portato a Firenze e venduto al Severi…”4. Meno di cinquant’anni dopo Giovanni Pietro Bellori, biografo degli artisti del Seicento, ricordava: “Alli signori Massimi [Caravaggio] colorì un Ecce Homo che fu portato in Ispagna”5. Successivamente anche F.Baldinucci ricorda l’opera in relazione alla biografia del Cigoli. Tuttavia non sappiamo se Bellori e Baldinucci abbiano inserito questa notizia perché la conoscevano tramite altre fonti oppure se l’abbiano letta nella biografia scritta da G.Cardi. Queste notizie rimasero le uniche disponibili a livello documentario fin quando, nel 1987, furono rinvenute presso l’Archivio di Palazzo Massimo a Roma le due ricevute autografe di Caravaggio e del Cigoli. Quella di Caravaggio recita: “Io Michiel Ang.lo da Caravaggio mi obbligo di pignere allo Ill.mo S[ignor] Massimo Massimi p[er] esserne statto pagato un quadro di valore e grandezza come quello ch’io gli feci già della Incoronazione, di Crixto p[er] il primo di agosto 1605. In fede ò scritto e sottoscritto di mia mano questa questo dì 25 giugno 1605. Io Michiel Ang.lo Merisi”6.

(fig.1) L’Incoronazione di Spine conservata a Prato | olio su tela, 1600-02

L’Incoronazione di spine (fig.1) citata da Caravaggio è stata identificata in quella attualmente conservata a Prato, motivo per cui le dimensioni dell’Ecce homo dovrebbero essergli molto simili. Per dovere di confronto, l’Incoronazione misura 125x178cm, mentre l’Ecce homo della Galleria di Palazzo Bianco di Genova (fig.2), identificato nel 1952 da Roberto Longhi come il dipinto descritto da Caravaggio e dagli storici coevi, misura 128x103cm. Si tratta, dunque, di dimensioni non troppo differenti tra loro, specialmente se teniamo conto che l’unità di misura utilizzata nel Seicento poteva variare a seconda del sistema di riferimento in uso nelle varie città, e solo in alcuni casi viene registrata in modo preciso. Quello dell’Ecce homo, purtroppo, non è tra quelli. Al netto del confronto è doveroso anche riportare le misure del dipinto ritrovato in Spagna, il quale misura 111x86cm, dimensioni piuttosto diverse da quelle dall’Incoronazione di Prato. Senza tirare in ballo i problemi attributivi che pure hanno coinvolto l’Incoronazione di Prato e l’Ecce homo di Genova (la cui autografia oggi non è più messa in dubbio grazie alle indagini scientifiche) ci basta considerare l’unica testimonianza certa ed inoppugnabile, ovvero quella resa dallo stesso Caravaggio nella ricevuta del dipinto. Andando a rileggerla, infatti, vedremo che l’artista parla di “un quadro di valore e grandezza come quello ch’io gli feci già della Incoronazione, di Crixto”: giungiamo così alla conclusione che l’Ecce homo dipinto per il Massimi dovrebbe essere più o meno delle stesse dimensioni. Se confrontiamo l’Incoronazione con l’Ecce homo di Genova, come poco sopra, vedremo che le misure sono più o meno le medesime, mentre se la confrontiamo con l’esemplare scoperto a Madrid i nostri conti non tornano più. Dando oggi per scontata l’autografia dell’Incoronazione, accertata in seguito ad un restauro effettuato nel 1974, abbiamo almeno uno dei due termini di paragone su cui basare il nostro confronto. Questo ci porta ad un’unica domanda: se l’Incoronazione, sicuramente autentica, deve avere le stesse dimensioni dell’Ecce homo, come può il dipinto spagnolo essere proprio quell’Ecce homo se le sue sono inferiori?
Non abbiamo infatti nessun motivo per dubitare né di quanto scrisse Caravaggio né dell’identificazione eseguita sul dipinto di Prato.

(fig.2) L’Ecce Homo di Genova, da molti critici considerato come quello dipinto per Massimo Massimi nel 1605

Per quanto riguarda invece il trasferimento in Spagna del quale parla Bellori, è molto probabile che l’Ecce homo dipinto per il Massimi fosse poi finito nelle mani di don Juan de Lezcano, ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, nel cui inventario è ricordato nel suo inventario datato 22 gennaio 1631 con la stima, elevatissima, di “mas de 800D[ucados]”7. Negli anni successivi il quadro passò ancora di mano, poiché nell’inventario redatto a Napoli nel 1657 dei beni che il vicerè Garcia de Avellaneda y Haro spedì in Spagna è ricordato, con il numero 94, “mas otro quadro de un Heccehomo de zinco palmos con marco de evano con un soldado y Pilatos que enseña al Pueblo es original de m[an]° de Mi Cael Caravacho”8.
Se vogliamo riconoscere l’Ecce homo nel dipinto di Genova, come suggeriscono i risultati delle indagini scientifiche e le attribuzioni della critica, restano tuttavia sconosciuti i motivi del trasferimento nella città ligure. Difatti, grazie ai restauri effettuati nel 1954 da Pico Cellini e nel 2003 da Cristina Bonavera Parodi, sono emerse le prove che hanno confermato l’autografia caravaggesca. Oltre ad alcuni dettagli della mano destra di Cristo, già presenti in altri autografi di Caravaggio9, la presenza delle incisioni sull’imprimitura (tecnica con la quale l’artista fissava alcune linee chiave della composizione senza ricorrere al disegno preparatorio), le pennellate a zig-zag, l’uso della preparazione a risparmio (ovvero di lasciare senza imprimitura, e quindi grezze, alcune zone della tela) come descritto da Bellori e come fatto dallo stesso Caravaggio in altre opere, tra cui la Marta e Maddalena di Washington, ha portato il diagnosta Claudio Falcucci a mettere il punto sulla questione attributiva. L’Ecce homo di Genova è un autografo caravaggesco, e con enorme probabilità è il dipinto realizzato per il Massimi nell’estate 1605.

(fig.3) Dettaglio dell’Ecce Homo ritrovato a Madrid, dove si distinguono le pennellate e quella che parrebbe un’incisione

Per ritornare al dipinto spagnolo, in conclusione: la sua oscurità, alcune incertezze formali ed altre incongruenze con lo stile di Caravaggio9 ne fanno un’opera realizzata sicuramente da qualcun altro, almeno al netto delle nostre attuali conoscenze. Fino ai risultati delle indagini scientifiche, tutte le prove sono contro l’autografia, e chi la sostiene lo fa o per interesse personale o per speculare – e di conseguenza trarre un guadagno – sulla possibile autografia caravaggesca. Qualora l’opera dovesse effettivamente essere coerente con la tecnica del maestro ce lo diranno soltanto i risultati degli esami tecnici, ma ad una prima – e ancora superficiale – osservazione, nel dipinto sembrano assenti tutti quegli elementi tipici della pittura di Caravaggio, a partire dal fortissimo chiaroscuro fino ad arrivare alla resa dei dettagli più minuti, cifre stilistiche identiche in ogni opera riconosciuta e dimostrata autografa. Il dipinto ritrovato a Madrid sembrerebbe essere più il frutto di un talentuoso caravaggista ispanico, immerso in un barocco tetro e teatrale, piuttosto che una composizione ideata dal maestro lombardo.
Non è con i titoli sensazionalistici o con le dichiarazioni di assoluta certezza che si compie un’attribuzione, ma con lo studio ed il confronto di un’opera rispetto alle fonti storiche ed all’analisi tecnica.
Tutto il resto, è solo squallida propaganda.

di Pasquale Di Nota

NOTE

(1) In Federica Lonati, Dipinto attribuito a Caravaggio all’asta per 1500 euro. La Spagna blocca la vendita all’estero su artribune.com, 8 aprile 2021
(2) In “Ecce homo”, il dipinto ritrovato in Spagna e finito all’asta a Madrid, potrebbe essere di Caravaggio su artemagazine.com, 8 aprile 2021
(3) Id.
(4), (5), (6), (7), (8) In Maurizio Marini, Scheda n 70. Ecce Homo in Caravaggio pictor praestantissimus, p. 497
(9) A questi si aggiungono le particolari pieghe dei panneggi e le loro peculiari sfumature, tipiche delle opere autografe, il modo di dipingere le mani e la loro relazione, in quelle di Cristo, con lo stacco tra il bianco del perizoma e lo spazio circostante, elemento ripreso dalla Deposizione vaticana, il gioco di ombre, luci e riflessi
(10) Nell’unica immagine ravvicinata attualmente disponibile, pubblicata dal sito avvenire.it, è possibile osservare un dettaglio del dipinto, in particolare la spalla destra del Cristo. Oltre a poter vedere le pennellate, al di sopra della spalla, tra il corpo e lo sfondo, sembra un’incisione preparatoria, tecnica – come visto sopra – impiegata da Caravaggio nella realizzazione dei suoi dipinti. Tuttavia è un elemento ancora troppo debole, in assenza di ulteriori prove scientifiche, per comprovare l’autografia del dipinto. 

Bibliografia

Maurizio Marini, Caravaggio pictor praestantissimus. Newton Compton, Roma, 2014

Sitografia

Ana Marcos, Cultura detiene la subasta de un cuadro en Madrid al sospechar que es de Caravaggio su elpais.com, 8 aprile 2021
“Ecce homo”, il dipinto ritrovato in Spagna e finito all’asta a Madrid, potrebbe essere di Caravaggio su artemagazine.com, 8 aprile 2021
Federica Lonati, Dipinto attribuito a Caravaggio all’asta per 1500 euro. La Spagna blocca la vendita all’estero su artribune.com, 8 aprile 2021
L’Ecce Homo attribuito a Caravaggio: le notizie in tempo reale su caravaggionews.com, 9 aprile 2021

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